Bilancio di fine anno dal "pianeta carcere"

I dati statistici del Ministero della Giustizia informano che, al 30 novembre 2019, a fronte dei 50.476 posti disponibili nelle strutture presenti sul territorio, il totale dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani è di 61.174.

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Fine anno, tempo di bilanci. Purtroppo si deve constatare che dal “pianeta carcere” i numeri non dicono nulla di buono: ci risiamo, nei prossimi mesi la parola che più di tutte inflazionerà le pagine di cronaca sarà “sovraffollamento”.

I dati provenienti dal Ministero della Giustizia, infatti, informano che al 30 novembre 2019 il totale dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani è di 61.174 (di cui 2.713 donne e 20.091 stranieri), ossia più 11.000 soggetti rispetto alla capienza regolamentare (50.476 posti disponibili con le strutture presenti sul territorio italiano).

Ciò ha come conseguenza le consuete problematiche a cui, soltanto marginalmente, viene dato risalto dalla cronaca: sommosse, aumento della violenza, dei suicidi e delle aggressioni. È di pochi giorni fa la notizia del tentativo di suicidio di un detenuto nel carcere di Poggio Reale a Napoli; recentemente, presso la casa circondariale di La Spezia, un detenuto, che avrebbe dovuto scontare 19 anni di pena, non è rientrato nell’istituto allo scadere del termine di un permesso premio; non solo, nella casa circondariale “Marassi” di Genova un agente è stato aggredito con un ferro di 40 centimetri e poi morso.

Inoltre, sotto il profilo giuridico, torna alla memoria il “caso Torreggiani” (dell’ormai lontano 2013) in cui l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU) subiti da sette detenuti del carcere di Busto Arsizio e Piacenza, costretti a vivere in celle (camere di pernottamento) con meno di quattro metri quadrati ciascuno a disposizione.

Un bilancio funesto, dunque, con cui, tuttavia, occorre fare i conti e sperare di avere risposte. Quali? Le classiche: un ripensamento del sistema sanzionatorio basato sul carcere, un maggior utilizzo delle misure alternative, ma anche un ripensamento dell’edilizia carceraria (rinnovo delle strutture, ampliamento degli spazi …) e una maggiore attenzione alla salute di coloro che sono costretti a vivere il carcere.

Sperando che il nuovo anno porti maggiore concretezza, soluzioni e operando in prima linea anche nell’assistenza di queste importanti tematiche sociali e giuridiche,  lo studio legale Almus augura a tutti un buon 2020.