Il "nuovo" procedimento di sorveglianza semplificato in materia di misure alternative

Con il procedimento semplificato ex art. 678, comma 1-ter c.p.p. si è voluto puntare su di un’ottica deflattiva al fine di economizzare tempo e, per quanto possibile, decongestionare il sistema carcerario, puntando su una maggiore concedibilità di alcune misure alternative al carcere. Il tutto non dimenticando profili difensivi, seppur recuperandoli in via differita nel corso del procedimento.

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Con l’intento di compiere un’organica riforma del sistema penale si è giunti, con legge del 23 giugno 2017, n. 103, oltre ad introdurre modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, anche a stabilire dei principi e dei criteri direttivi (art. 1, commi 85 e 87) con cui il Governo avrebbe dovuto operare la riforma dell’ordinamento penitenziario. 

Lasciando irrisolte diverse problematiche relative al sistema delle carceri italiano, cui si sarebbe dovuto dare risposta secondo i principi esposti nella legge 103/2017, la delega è stata parzialmente adempiuta con gli ormai famosi decreti attuativi del 2 ottobre 2018. In particolare, il d.lgs 121/2018 inerente un’inedita e strutturata “disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni”; il d.lgs 124/2018 relativo alla vita detentiva e il lavoro penitenziario e il d.lgs 123/2018 riguardante la riforma dell’ordinamento penitenziario.

Quest’ultimo, al fine di “snellire” e “semplificare” i procedimenti della magistratura di sorveglianza, è andato ad introdurre una profonda modifica all’art. 678 c.p.p. (procedimento di sorveglianza) che,  con il comma 1-ter, prevede oggi un nuovo procedimento semplificato per la concessione delle misure alternative a condannati liberi che devono espiare una pena non superiore ad un anno e sei mesi di reclusione. La ratio dell’intervento è dunque evidente: snellire l’accesso a forme di espiazione della pena fuori dal carcere per condannati a pene detentive brevi configurando una procedura che si caratterizza per la speditezza, con la peculiarità di un contradditorio eventuale e differito. 

Nella prima fase del nuovo procedimento, infatti, non è prevista la partecipazione dell’interessato. È dunque il magistrato di sorveglianza, designato dal Presidente del Tribunale di sorveglianza, a prendere una decisione de plano, applicando una delle misure previste dall’art. 656, comma 5 c.p.p.(artt.47, art. 47-ter, 50 Ord. penit. e artt. 90 e 94 d.P.R. 309/1990) il tutto con una notevole ed evidente contrazione del contradditorio. La procedura accelerata arriva a compimento soltanto qualora vi sia la decisione favorevole dell’interessato (condannato) che farà sì che l’ordinanza provvisoria dell’organo monocratico diventi definitiva. 

Come evidente dal testo della disposizione, il compito del Presidente del Tribunale di sorveglianza non si esaurisce con la nomina del magistrato, bensì egli, acquisendo documenti e informazioni, dovrà intraprendere una preliminare attività istruttoria che scaturirà in una valutazione circa l’ammissibilità dell’istanza. 

Soffermandosi sui presupposti, notiamo che il nuovo procedimento viene applicato in tutti in quei casi in cui la pena da espiare non superi un anno e sei mesi di reclusione e per tutti quei soggetti nei cui confronti è stata sospesa l’esecuzione della pena ai sensi dell’art. 656 c.p.p., qualora abbiano provveduto a richiedere la concessione di una misura alternativa con apposita istanza al pubblico ministero (art. 656, comma 6 c.p.p.). È chiaro che la previsione di una decisione assunta senza formalità, nell’ottica della riforma, voglia agevolare l’emissione di un provvedimento di concessione della misura alternativa nel minor tempo possibile. 

Ad ogni modo, possono individuarsi quattro possibili esiti cui potrà arrivare il procedimento previsto dall’art. 678, comma 1-ter c.p.p.

Qualora i magistrato di sorveglianza designato, ritenga di non poter applicare alcuna delle misure oggetto dell’istanza del condannato, dovrà rimettere gli atti al Presidente del Tribunale che procederà predisponendo il contradditorio, incardinando così il tradizionale procedimento di sorveglianza. Il definitivo rigetto dell’istanza, pertanto, sarà sempre subordinato ad una valutazione di tipo collegiale. 

Ugualmente, verrà istaurato l’iter ordinario qualora il magistrato di sorveglianznon decida nel termine assegnato

Chiaramente, anche in presenza di un dissenso da parte del condannato, il giudizio verrà devoluto al Tribunale di Sorveglianza. In questo caso, ci sarà un recupero, per mano dell’interessato, del deficit di contradditorio presente nella fase precedente, in quanto il giudizio continuerà con le forme ordinarie del procedimento di sorveglianza. Difatti, qualora il l’iter dovesse essere quello accelerato, l’ordinanza provvisoria del Magistrato di Sorveglianza verrà notificata, oltre che al Pubblico Ministero, anche al condannato e al suo difensore. In tal modo viene data la possibilità alle parti di impugnare il provvedimento nel termine perentorio di dieci giorni. In questo lasso di tempo, nonostante la provvisoria ordinanza di concessione della misura, l’interessato rimarrà “libero sospeso”(nel senso che si troverà in stato di libertà e nei suoi confronti rimarrà sospesa l’esecuzione della pena ai sensi dell’art. 656 c.p.p.) fino alla decisione del Tribunale. 

È facilmente ipotizzabile che l’interesse ad impugnare per il condannato sussisterà nel caso in cui il magistrato abbia ritenuto di concedere una misura meno favorevole all’istante (es. semilibertà anziché affidamento in prova al servizio sociale). 

Quarto (e ultimo) possibile esito si configura nel caso in cui l’ordinanza provvisoria del magistrato di sorveglianza diventi definitiva e, dunque, decorra il termine di dieci giorni senza che nessuna delle parti proponga opposizione. Anche in questo caso la decisione definitiva sarà presa dal Tribunale di Sorveglianza che confermerà, senza formalità, la decisione del magistrato. Il collegio procederà all’esame dell’istanza ai sensi dell’art. 678, comma 1 c.p.p., pertanto, operando secondo il procedimento ordinario di sorveglianza. Senza alcun dubbio, quindi, potrà discostarsi dalla decisione del magistrato sulla concedibilità della misura qualora non ritenga sussistenti i presupposti soggettivi per la concessione della misura alternativa (affidabilità e meritevolezza del condannato). In ipotesi, dunque, sembrerebbe configurarsi una forte lesione del diritto di difesa del condannato. Tuttavia, subentrerebbe un classico "meccanismo di recupero del contraddittorio": la decisione del Tribunale di sorveglianza (sia essa di accoglimento della misura sfavorevole al reo, che di respingimento della misura alternativa), infatti, è suscettibile di ricorso per Cassazione, in considerazione del rinvio alle regole generali del procedimento di esecuzione di cui all’art. 666 c.p.p. che l’art. 678 c.p.p. fa in apertura. 

Riassumendo, dunque, con il procedimento semplificato dell’art. 678, comma 1-ter c.p.p. si è voluto puntare su di un’ottica deflattiva al fine di economizzare tempo e, per quanto possibile, decongestionare il sistema carcerario, puntando su una maggiore concedibilità di forme di espiazione della pena alternative al carcere, ciò comunque non dimenticando profili difensivi seppur recuperandoli in via differita.